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Basta emergenza
rifiuti, basta speculazioni e veleni.
Vogliamo subito
una gestione alternativa
Una classe politica incapace oltre che subalterna agli
interessi delle varie lobbies industriali e mafiose, ha destinato la nostra
regione ad essere lo sversatoio putrescente di un modello di sviluppo che sta
portando l’ecosistema alla catastrofe.
Da oltre 20 anni Napoli e la
Campania, che fu Felix, sono diventate una discarica a cielo aperto in cui quotidianamente vengono sversati rifiuti
indifferenziati, tossici e nocivi provenienti dal ciclo industriale del resto
d’Italia e d’Europa. Le tremende conseguenze di questo crimine, realizzatosi
con la complicità di istituzioni ed autorità preposte alla pianificazione ed al
controllo del territorio, è tristemente
testimoniato dall’incremento inspiegabile, in una regione ormai priva di
industrie, di tumori, malformazioni infantili ed altre patologie gravi che
colpiscono i suoi abitanti.
Hanno condannato a morte lenta
uno dei territori più belli e ricchi del mondo per consentire a pochi affaristi
di continuare ad arricchirsi a discapito di un'intera popolazione e delle
generazioni future. In questo contesto si inserisce anche il ciclo dei rifiuti
urbani, ostaggio di un’emergenza alimentata ad arte che va avanti da 16 anni e
che ci è costata fino ad ora oltre 15 miliardi di Euro, utilizzati per
continuare a riempire buche con rifiuti di ogni tipo e avviare un inceneritore
che quando funziona sfora sistematicamente i limiti di emissione consentiti per
legge.
Mentre l’Europa ed altri paesi, privilegiando
il riciclo dei materiali, stanno chiudendo gli inceneritori considerati arnesi
tecnologicamente vecchi e, come dimostrano decine di studi scientifici, nocivi
per la salute, in Campania siamo ancora fermi alla preistoria delle discariche
contro cui legittimamente le popolazioni resistono.
Grazie alle mobilitazioni di
attivisti e comunità in lotta, la verità è ormai evidente a tutti: la politica
dell’emergenza è stata utilizzata contro gli abitanti per derogare a leggi e prescrizioni
per la tutela dei territori e della salute pubblica e quando ciò non è bastato
sono state approvate leggi ad hoc, ricorrendo alla militarizzazione dei
territori e allo stato di polizia contro chi protestava, al fine di imporre con
la forza un ciclo criminale e nocivo di gestione dei rifiuti.
Con la complicità di tecnici prezzolati, dei media
ufficiali e del silenzio quasi totale degli intellettuali, l’intera classe
politica ha cercato di accreditare in questi anni l’idea che l’unica soluzione possibile erano
discariche ed inceneritori, addossando ai cittadini la colpa di non voler/saper
fare la raccolta differenziata, mentre ad ostacolarla in ogni modo sono state
proprio le istituzioni locali e nazionali impegnate unicamente a garantire i
profitti e le speculazioni di aziende come Impregilo e della camorra.
Così da un lato hanno continuato a sversare rifiuti tal
quale in buche vecchie e nuove, spesso gestite da cordate criminali, e
dall’altro hanno scientificamente accumulato milioni di tonnellate di balle
putrescenti per consentire agli inceneritoristi
il grande affare di bruciarle negli impianti che non avevano ancora realizzato,
così da intascare i finanziamenti pubblici senza alcuna preoccupazione per
l’ulteriore avvelenamento dei territori e per gli immensi danni provocati alla
salute. Un business, quello dell’incenerimento, finanziato solo in Italia, non
a caso soggetta a continue sanzioni dall'Europa, con il 7% (chiamato CIP6)
delle nostre bollette elettriche originariamente destinato alle energie
alternative.
In questo modo ci hanno preso in giro con promesse che non
potevano essere mantenute e l’immondizia è ritornata puntualmente a riempire le
nostre strade, nonostante l’aumento scandaloso della TARSU ai livelli più alti
d’Italia.
A questo punto il re è veramente
nudo e di fiducia verso le istituzioni non ne abbiamo più alcuna.
Siamo stanchi dell’immondizia
nelle strade e soprattutto siamo stanchi dell’emergenza da cui non si è voluto
uscire. Non possiamo più tollerare l’ulteriore distruzione della nostra terra
con discariche ed inceneritori. Abbiamo invece la necessità di mettere mano ad
una seria bonifica e risanamento della nostra regione. Siamo ad un punto di
svolta: o si cambia definitivamente strada per imboccare quella virtuosa e
adottata già da tanti paesi che puntano al recupero ed al riciclo totale della
materia verso “rifiuti zero” o saremo costretti ad abbandonare questa splendida
terra.
Come reti, movimenti, comitati e
singoli che in questi anni si sono battuti per una diversa gestione dei rifiuti
crediamo che sia venuto il momento di una mobilitazione capillare e generale
per imporre alle istituzioni un nuovo
piano pubblico di gestione dei rifiuti concordato e controllato da comitati di cittadini
che abbia come capisaldi:
1) L’immediata
partenza a Napoli ed in tutta la regione Campania della raccolta differenziata
porta a porta finalizzata al recupero ed al riciclo della materia, a partire
dalla separazione del secco dall’umido
2) La
costruzione di un numero adeguato di impianti di compostaggio per la
trasformazione a livello locale della parte umida in compost da utilizzare come
fertilizzante
3) L’adozione
di provvedimenti immediati per la riduzione di imballaggi
4) L’attivazione
della filiera per la trasformazione della parte secca dei rifiuti in materia
prima seconda utilizzabile per la produzione di nuovi beni
5) L’utilizzo
di impianti di trattamento a freddo e senza alcuna combustione per la parte
residua dei rifiuti
6) L’istituzione
immediata dei registri dei tumori in tutta la regione per monitorare la
drammatica situazione della salute dei cittadini campani
Su queste premesse e con questo programma chiediamo a quella
parte sensibile di popolazione, agli artisti, ai giornalisti, agli
intellettuali, a tutti coloro che tengono a cuore la difesa della salute e
dell’ambiente di schierarsi apertamente e di partecipare alla
Manifestazione contro
l’emergenza rifiuti
che si terrà
Sabato 18
Dicembre ore 15 P.zza del Gesù
Cittadini Campani per un Piano Alternativo dei
Rifiuti