EMERGENZA RIFIUTI. Il 28 e 29 Aprile arriva la commissione parlamentare Europea.

Alla Delegazione della   Commissione Petizioni   della Comunità Europea   Napoli, 28 Aprile 2010         La decisione della UE di inviare una delegazione della Commissione Petizioni non può che   essere salutata positivamente.   Ci auguriamo che l'interessamento verso la tragica situazione rifiuti campana e le questioni   sollevate dalle petizioni e dalle audizioni dei cittadini - rappresentanti di altre migliaia - avranno   l’attenzione che meritano da parte della Commissione e che prioritaria sia la salvaguardia della   salute e dei territori.   Non nascondiamo, infatti, la preoccupazione che, come auspicato dalle istituzioni italiane e come   si augura l’On. Erminia Mazzoni sulla stampa, la missione investigativa della Commissione   Petizioni del Parlamento Europeo si trasformi nella raccolta di elementi atti a legittimare le   scellerate scelte operate in oltre 15 anni di emergenza, l’archiviazione di procedimenti di infrazione   aperti nei confronti dell’Italia ed il conseguente sblocco dei fondi UE a cui tanto ambiscono i   politici che ci amministrano.    Tale preoccupazione è dettata dall’aver constatato che, sebbene dalle cronache sull’emergenza   rifiuti in Campania emergessero in maniera evidente le gravi responsabilità della gestione e delle   scelte politiche delle istituzioni italiane, la Comunità Europea si è mossa con estremo ritardo sulla   vicenda: la stessa sentenza della Corte di Giustizia Europea, che ha riconosciuto come non siano   state adottate “tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza   pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, non   avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento”, è arrivata ben oltre tempo   massimo, garantendo gli interessi sottesi alla realizzazione di un piano di smaltimento di fatto   inefficiente.   Infatti, anche in sede europea, mentre è stata data una grande attenzione alle dichiarazioni   istituzionali ufficiali ed ai numerosi spot propagandistici di stato, non è stato dato lo stesso rilievo   alle denunce ed alle inchieste che i comitati faticosamente hanno prodotto, mettendo insieme foto,   documenti, dati scientifici e valutazioni giuridiche sulle situazioni emergenziali e gli abusi   perpetuati nei nostri territori e sulle loro conseguenze.     E’ evidente che la responsabilità principale ricade, innanzitutto, sui parlamentari italiani e   campani, in particolare, che si sono fatti portavoce delle istanze dei responsabili di questo disastro e   non degli interessi dei cittadini.   Confidiamo che questa visita, insieme alla sentenza di condanna dell’Italia e della Regione   Campania da parte della Corte di Giustizia Europea, possa rappresentare un motivo di speranza per i   cittadini campani.   Le petizioni sono l’urlo di protesta di migliaia di cittadini che quotidianamente vedono   confermate le proprie paure e le proprie denunce dopo tanti anni di mala gestione dell’emergenza   rifiuti; i documenti allegati vi mostreranno senza alcun dubbio i dati di cui sono portavoce.   L’emergenza campana è stata definita dal governo prima risolvibile e subito dopo ne è stata   addirittura sancita la fine.  Di fatto la Campania, adesso più che mai, si trova davanti alla più grande   emergenza rifiuti degli ultimi anni e davanti alla impossibilità di vedere, nel breve termine, risolti i   problemi dello smaltimento con soluzioni diverse dall’inaccettabile apertura di altre megadiscariche   e di inceneritori.    Teniamo a rammentarvi che i provvedimenti del governo, anche gli ultimi adottati e   programmati - così come presentati dalle autorità nazionali e regionali in occasione dell’audizione   da parte della Commissione Petizioni -, non solo non hanno risolto l’emergenza, come falsamente   dichiarato dal governo, ma continuano a portare avanti le scelte politiche che hanno caratterizzato i   15 anni di gestione straordinaria e che sono alla base dell’attuale disastro.   I decreti, così come le ordinanze ministeriali, sono tutti in aperta violazione delle Direttive   Europee in tema di rifiuti ma anche delle stesse norme italiane in tema di salute, ambiente e   sicurezza sul lavoro nonché dei diritti fondamentali dei cittadini.   Il Decreto Legge n. 90 (v. Allegato nº 1), varato dal Governo il 23 maggio 2009 e poi convertito   nella Legge n. 123, relativo alla gestione dell'emergenza rifiuti in Campania, ha imposto, senza   alcuna preventiva adeguata analisi dei territori, 11 mega-discariche di rifiuto "tal quale", anche con   codici CER pericolosi, e la costruzione di 4 inceneritori finanziati dai CIP6. Il primo di questi,   quello di Acerra, andato in funzione lo scorso anno, fin dal suo avvio e in deroga alle stesse   prescrizioni del parere di compatibilità ambientale emesse dalla commissione ministeriale per la   VIA, brucia rifiuto indifferenziato e non certificato e produce continui sforamenti dei limiti di legge   per le polveri sottili ed altre sostanze pericolose   L’apertura di questi siti è stata imposta militarizzando i territori; inoltre, attraverso la limitazione   della libertà di espressione, l’aggravarsi delle pene detentive per i reati relativi alle proteste ed   all’abbandono dei rifiuti, la perdita di autonomia delle procure territoriali per i reati ambientali, si è   di fatto introdotta una giurisdizione di emergenza discriminatoria verso i soli cittadini campani.     Il Decreto Legge n. 195, detto di “fine emergenza”, conferma l’impianto del precedente decreto   90 sia per la gestione del ciclo dei rifiuti che per l’aspetto repressivo. Questa norma, pur disponendo   la fine del Commissariato Straordinario all’emergenza rifiuti ed il ritorno alla gestione ordinaria   affidata alle istituzioni provinciali, in realtà sottrae a queste stesse l’autonomia e la possibilità di   programmare una politica alternativa e meglio rispondente alle esigenze dei cittadini. Il decreto,   infatti, impone l’obbligo al rispetto ed alla continuità delle soluzioni allo smaltimento varate dal   governo; prevede l’estensione dei siti di discariche ex decreto 90 nel mentre non detta alcun   indirizzo per quanto attiene l’organizzazione della raccolta differenziata e la realizzazione   dell’impiantistica necessaria a favorire il recupero, il riciclo ed il riuso cui pure danno priorità le   direttive europee.   Lo stesso spregio per tali direttive e, possiamo dire, anche verso il buon senso, si riscontra nelle   Linee Guida approntate dall’Assessore all’Ambiente uscente, Walter Ganapini, ed approvate dal   Consiglio Regionale della Campania.   Le Linee Guida proiettano la regione in una malsana programmazione di smaltimento con   inceneritori, gassificatori e cementifici. Lo stesso Assessore si è fatto promotore di un pericoloso   protocollo d’intesa con l’A.I.T.E.C. (Associazione Italiana Tecnica Economica Cemento), un   accordo che impegna i cementifici del casertano a bruciare le storiche eco balle (v. Allegato n° 2).  Questa politica non è nuova in Italia e sembra volersi pericolosamente estendere a tutto il territorio   nazionale anche per superare le resistenze che le popolazioni oppongono all’apertura di nuovi   inceneritori. L’ Allegato n° 3 mostra gli effetti catastrofici dell’uso improprio del cementificio di   Pederobba.   I risultati di questi due anni di legislazione di emergenza hanno dato ragione alle proteste delle   comunità che, con l’ausilio di esperti indipendenti, hanno contestato anche la presunta idoneità dei   siti scelti per allocare le discariche e gli inceneritori.   Sant'Arcangelo Trimonte è in parte franata verso valle, Chiaiano ha seri problemi statici (una   parte di una parete di tufo è venuta giù qualche mese fa costringendo a ridurre i conferimenti),   Terzigno è all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio (dove non sarebbe possibile allocare alcun   tipo di impianto per rifiuti) e San Tammaro è nel bel mezzo della più fertile pianura d'Europa (dove   vengono coltivate la frutta e la verdura che finiscono sule nostre tavole). In queste discariche è stato   sversato di tutto: dal tal quale all’amianto, i metalli pesanti, l’umido, i rifiuti tossici, i fanghi.   Terzigno, quasi per beffa, per legge (v. Allegato n° 4 pag. 6, punto h, nota 7306 del 27/02/09   approvata con Ordinanza Presidenza del Consiglio dei Ministri n° 46 del 03/03/09), accoglierà le   scorie prodotte dall’attività dell’inceneritore di Acerra. I milioni di balle di rifiuti rimangono ad   avvelenare ampie superfici mentre si fanno avanti soluzioni ancor più terrificanti per smaltirle: dalla     tombatura all’incenerimento negli inceneritori e nei cementifici, dalla gassificazione alla   ossicombustione senza fiamma. La raccolta differenziata non è decollata né nel capoluogo di   regione e nelle sue periferie degradate né nella gran parte della regione, facendo attestare la   Campania su percentuali ben al di sotto degli standard nazionali. Gli impianti di compostaggio non   sono stati avviati, costringendo i comuni virtuosi ad esportare l’umido in altre regioni a costi   esorbitanti; non è, infine, partita alcuna seria bonifica dei territori devastati dai rifiuti tossici e da   precedenti mega-discariche mentre continua, senza alcun serio controllo del territorio, lo   sversamento abusivo di rifiuti tal quale e tossici in tutta la Campania.   Ai danni incalcolabili alla salute delle popolazioni ed all'ambiente, prodotti da 15 anni di   gestione straordinaria così scellerata, vanno aggiunti i costi economici scaricati sui cittadini   attraverso i continui aumenti della tassa per lo smaltimento (TARSU) che è la più alta d’Italia.    I cittadini campani sono ben coscienti di quanto i fondi UE siano necessari per organizzare al   meglio un ciclo virtuoso di smaltimento dei rifiuti e quanto non sia giusto che a pagare per le cattive   politiche perpetrate in questi anni debbano ancora essere le popolazioni campane, ma sono anche   consapevoli che vada scongiurata l’intenzione della classe politica nazionale e regionale di   continuare ad utilizzare, come accaduto fino ad ora, i fondi europei per portare avanti la scelta   inceneritorista a salvaguardia degli interessi dei poteri forti.   Dunque, quello che viene presentato come il miracolo del governo Berlusconi è una fraudolenta   operazione mediatica; con essa le istituzioni nazionali e regionali hanno coperto l’inefficienza, il   malaffare, le inchieste della magistratura e l’assenza di qualsiasi piano per la fuoriuscita definitiva   dall’emergenza in conformità con le regole minime di difesa della salute e del territorio.   Il sito “provvisorio” di Ferrandelle e quello di San Tammaro-Maruzzella, che visiterete, è la   testimonianza della noncuranza verso le sorti dei propri cittadini con cui il governo ha operato per   liberare dai rifiuti le strade della Campania e recuperare la propria immagine a livello   internazionale.   I gruppi di liberi cittadini che da anni svolgono nella regione un'azione di contro-informazione e   denuncia delle irregolarità ormai decennali nella gestione del "ciclo rifiuti" in Campania, hanno da   tempo avanzato proposte concrete per la risoluzione dell'emergenza basate su raccolta differenziata   porta a porta, costruzione di impianti di compostaggio e riconversione degli ex CDR in impianti di   Trattamento Meccanico dei rifiuti.    A febbraio 2009, i comitati e le associazioni hanno ospitato il V Incontro internazionale,   promosso da Zero Waste International Alliance e da GAIA Global Anti-Inceneritor Alliance,   in cui esperti internazionali della materia si sono confrontati sulla emergenza campana. Studiosi   come il prof. Paul Connett, in un incontro con il rappresentante del Prefetto di Napoli, hanno     dichiarato la loro disponibilità ad un tavolo di confronto con la struttura del Commissariato   Straordinario ai rifiuti ed a collaborare gratuitamente con la stessa per l’approntamento di un piano   alternativo improntato alla logica di “Rifiuti Zero” (v. Allegato nº 5). A distanza di oltre un anno   siamo ancora in attesa di risposta.   Dei lavori preparatori del convegno, delle proposte dei comitati nonché della dichiarazione di   disponibilità degli esperti di ZWIA, Vi diamo conto nella prima parte del cd allegato.   E’ per questo che la vostra visita in Campania non può essere finalizzata ad assecondare, come   temiamo, la richiesta italiana di sblocco dei fondi a meno che non si vincoli il loro utilizzo all’avvio   di pratiche virtuose che vedano la partecipazione concreta dei cittadini nella programmazione di un   diverso ed alternativo piano rifiuti. La vostra venuta deve rappresentare una reale occasione per   accertare dal vivo gli effetti della gestione dei rifiuti nella regione così come realizzata e   programmata, con particolare riferimento alle questioni di impatto sulla salute umana,   differenziazione dei rifiuti, stato delle discariche esistenti, esistenza ed utilizzazione di discariche   abusive, smaltimento illegale di rifiuti tossici, caparbietà nella scelta dell'incenerimento e, per   ultimo, l’illecito finanziamento pubblico degli impianti realizzati e progettati.   La nostra richiesta è dunque quella di studiare con attenzione i documenti che vi produciamo   oggi e quelli che sono già stati consegnati all’attenzione della Commissione, di osservare con   obiettività i siti da visitare e le foto che alleghiamo.   Vi chiediamo di ascoltare le parole dei cittadini   stanchi di subire le conseguenze delle scellerate opzioni operate da un ceto politico inaffidabile che   ha sostituito all’autorevolezza e alla credibilità delle scelte da programmare e realizzare, l’autorità   rappresentata dalla militarizzazione dei territori per favorire gli interessi economici di pochi a   discapito della salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente. E’ con questo auspicio che   accogliamo la vostra visita fiduciosi che le argomentazioni esposte, anche attraverso le numerose   petizioni alla vostra attenzione, non vengano archiviate.     Distinti saluti.    CO.RE.ri (Coordinamento Regionale Rifiuti Campania)   Rete Campana Salute e Ambiente