Rispetto al piano del Comune di Napoli sulla raccolta differenziata, ilComitato Salute e Ambiente Zona Collinare esprime tutta la sua criticita' ela sua preoccupazione, per un piano che non pone serie basi per la raccoltadifferenziata a Napoli. Ne' il "porta a porta" e' stato programmato ne'messo in cantiere come meccanismo che progressivamente possa sostituire laraccolta dei R.S.U. Ne' tantomeno gli standard di raccolta differenziatacitati nel piano sono supportato da indicazioni precise su impiego di mezzie strutture e un'analisi completa di come arrivare a percentuali dignitosedi raccolta differenziata.Il Comitato Salute e Ambiente Zona Collinare fa sue le , da Antonio D'Acunto deiVas e dal Dott. Alberto Mazza consulente della III Municipalita' per lequestioni ambientali. Il Comitato ribadisce la necessita' del metodoto diraccolta "porta a porta" come unica soluzione vera per l'implemento dellaraccolta differenziata in Campania e di conseguenza come sola via d'uscitadalla drammatica situazione in cui la nostra citta' e la nostra regione sie' venuta a trovare.Il Comitato per tanto propone alla III Municipalita' di porporsi cometerritorio di sperimentazione della raccolta differenziata "porta a porta" edi chiedere al Comune di Napoli,di inserire nel piano sulla differenziata lapossibilita' di tale sperimentazione, in maniera autonoma, da parte deglienti territoriali.Comitato Salute e Ambiente Zona Collinare
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Il Consiglio della III Municipalita’ del Comune di Napoli, riunito in sedutail giorno 6 marzo 2008 con all’ordine del giorno la discussione rispetto alpiano comunale sulla raccolta differenza, approva quanto segue :VISTOChe “l’emergenza rifiuti” di cui la nostra citta’ e’ vittima da oltre 15anni, ha imposto alle istituzioni locali e nazionali una profondariflessione sullo smaltimento dei rifiuti, e sulla necessita’ di un’azionelegislativa efficace che coinvolga gli enti locali rispetto alla raccoltadifferenziata.Che la cittadinanza di Stella San Carlo all’Arena si e’ mobilitata dandovita ad iniziative di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata, sulriuso ed il riciclaggio dei rifiuti attraverso assemblee di quartiere edattraverso precise richieste alla Presidenza della III Municipalita’sull’avvio della raccolta differenziata “porta a porta” sul nostroquartiere.Che la gestione commissariale dell’emergenza rifiuti vede gli organi digoverno del territorio piu’ prossimi (Comune, Provincia e Regione) noncompetenti in merito alla raccolta dei rifiuti solidi urbani.CONSIDERATOL’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n°3639 , pubblicatasulla Gazzetta Ufficiale n°9 del 11-1-2008, che impone ai Comuni dellaCampania di presentare entro 60gg un piano per la raccolta differenziata edavviarne la realizzazione nei successivi 30 gg.La discussione che e’ in atto nelle sedute del Consiglio Comunale di Napoliper rendere operativo il piano di raccolta differenziata in ottemperanzaall’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n°3639, inparticolare del art. 3 comma 1.Il necessario coinvolgimento che il Comune di Napoli metterà in atto neiconfronti delle 10 Municipalità.La sensibilità diffusa sul territorio di Stella San Carlo all’Arenanell’individuare nel sistema di raccolta differenziata “porta a porta” laprincipale via d’uscita dall’emergenza.SI IMPEGNAIl Presidente della III Municipalità (Stella San Carlo all’Arena) a proporreal sindaco ed all’Assessore ai rifiuti del Comune di Napoli , la IIIMunicipalità come territorio di sperimentazione della raccolta differenziata“porta a porta”.Inoltre si impegna ad avviare un tavolo tecnico di confronto tra ASIA,associazioni, comitati, ordini dei commercianti e amministratori di parchiper affrontare e vagliare proposte e osservazioni fatte dagli interlocutoristessi sulla raccolta differenziata.Napoli il 6 marzo 2008_________________________________________________________________________________________________COMUNICATO STAMPA della Rete Campana Salute ed Ambiente La Rete Campana Salute ed Ambiente ritiene assolutamente privo di ognireale contenuto partecipativo il piano comunale per la raccoltadifferenziata che la Giunta comunale di Napoli porterà oggi alla discussionedel Consiglio; un provvedimento "blindato", chiuso ad ogni possibilemodifica o integrazione dei cittadini, come ha ribadito più voltel'assessore Mola in questi giorni ("questo è l'unico piano possibile perNapoli"). Solo a piano già chiuso, dopo aver abbondantemente discusso con leburocrazie delle associazioni degli industriali, dei commercianti e deisindacati, spinto dalla mera esigenza di darsi un belletto "democratico", ilComune ha sentito la necessità di ascoltare le realtà di basedell'associazionismo civile e dei movimenti sociali; le quali, avendochiesto di poter almeno visionare il piano, ne hanno avuto copia solovenerdì pomeriggio (tre giorni fa), con la pratica impossibilitá di produrreosservazioni mirate da discutere in consiglio comunale e nella città. La Rete condivide questo giudizio con il Wwf, gli amici di Beppe Grillo,l'Assise di Palazzo Marigliano, il Comitato Allarme Rifiuti Tossici ed altreassociazioni e realtà di base presenti alle recenti audizioni dellaCommissione Ambiente, mobilitate da anni per affermare una diversa politicadei rifiuti ed un nuovo piano regionale partecipato dalle popolazionicampane, incentrato sulla strategia rifiuti zero come alternativa adinceneritori e megadiscariche Alla luce di una prima valutazione, la Rete giudica il piano un sempliceassemblaggio di "buoni propositi" e minuziose banalità da manuale sullaraccolta differenziata, privo di specifiche concrete sul piano deifinanziamenti, dell'organizzazione, del coinvolgimento e del controllopopolare. Nello specifico, la Rete considera ingiustificata la limitazione delprogramma di raccolta differenziata domiciliare a quote ristrette dellacittà, con lenti tassi di espansione; così come giudica gli obiettivi che ilpiano si propone, relativamente alle percentuali di raccolta differenziataraggiungibili (22% nel 2008, 48% nel 2012), assolutamente inadeguatiall'emergenza ambientale in corso, illegali in relazione agli obblighiminimi stabiliti dal d.l. 15272006 e dalla legge 196/2006 (che prevedono il45% nel 2008 ed il 65% nel 2012), incoerenti con i tassi di incremento annuidella raccolta verificati in tantissime situazioni nazionali ed europee doveè stata introdotta la raccolta domicilare (dalle esperienze dellamunicipalità di Japigia a Bari a quelle del consorzio Priula in Veneto, sirilevano incrementi nel 20-30% annui, anziché il rachitico 6% medio fissatodal comune in base ad inverificabili prescrizioni dell’APAT) Va inoltre rilevato che non si specificano le forme di incentivazionefiscale necessarie a premiare i comportamenti virtuosi (dall'adesione aiprogrammi di raccolta all'attivazione del compostaggio domestico econdominiale). La Rete ritiene quindi di essere davanti all'ennesima messinscena delComune di Napoli, che continua a rifiutarsi di promuovere una seria politicadi riduzione, recupero e riciclo dei rifiuti; basti pensare che tutt'oggi,in attesa del piano, non sono stati emanati semplicissimi provvedimenti diurgenza per la riduzione dei rifiuti (ordinanze sindacali per il divieto divendita per 6 mesi di monouso e bottiglie d'acqua in plastica, il ritirodegli imballaggi presso la grande distribuzione, etc.). E’ quindi evidente, al di là delle belle parole e dei comodi distinguo dicompetenze, la volontà del Comune di Napoli di attribuire un ruolo marginalealla riduzione dei rifiuti, alla raccolta differenziata e al riciclaggio,affidando invece all’incenerimento la “soluzione finale” del problema. Unavolontà sostanziata dalla proposta comunale di affidare all’ASIA (cioè alsoggetto organizzatore della raccolta differenziata) anche la gestionedell’inceneritore di Acerra, creando così un tragico conflitto di interessiche danneggerebbe le politiche di recupero della materia a favore di quelledel (falso) recupero di energia. Un allineamento sostanziale con le politiche inceneritoriste deillaRegione e del governo nazionale, tanto più grave adesso che l’irresponsabilegabinetto Prodi ha autorizzato la combustione delle ecoballe fuori normanell’impianto acerrano, in spregio alle norme nazionali ed europee per latutela delle risorse ambientali e della salute. Di fronte alla ottusa e criminale pervicacia delle Istituzioni e deipartiti a perseguire politiche contrarie al bene comune, la Rete ribadiscela necessità di promuovere la mobilitazione popolare, con il coinvolgimentodi tutti i cittadini ed i soggetti impegnati a difendere la salute ed ilterritorio dall’affarismo e dal malgoverno. Una nuova fase di pianificazionedelle risorse territoriali e di gestione onesta, democratica ed efficacedegli apparati pubblici di governo può nascere solo dalla insurrezionemorale e politica delle persone e delle forze organizzate di base dellanostra regione.Rete Campana Salute ed Ambiente____________________________________________________________________________________________________Considerazioni del dott. Alberto Mazza-consulente ambientale dellapresidenza della terza MunicipalitàIn relazione al piano comunale per l’implementazione e il rilancio dellaraccolta differenziata del 28 febbraio 2008 si rappresenta quanto segue.È necessario realizzare un reale e concreto piano di gestione dei rifiutiincentrato, in primis, sulla riduzione della produzione dei rifiuti e sulraggiungimento di elevate percentuali di raccolta differenziata darealizzarsi ad horas.Il piano di riduzione della produzione di rifiuti e il piano di raccoltadifferenziata integrata devono confluire in un unico piano di gestione deirifiuti che abbia modalità e tempi definiti con la definizione puntuale dicome è strutturato il sistema.Deve specificare metodi, strumenti e tempi.Il Comune, inoltre, si deve dotare di una Società strumentale in grado, dasubito, di realizzare gli obiettivi imposti dalla normativa dell'UnioneEuropea sostituendo l'attuale Società di scopo e i dirigenti della stessa,considerati gli scarsi risultati ottenuti fino ad ora.Il piano presentato indica metodologie ormai superate che non consentono abreve di raggiungere elevate percentuali di RDI.L'obiettivo del Comune di Napoli deve essere il raggiungimento e ilsuperamento del 65 % di RDI entro dicembre 2008 con l'avvio della RD dellafrazione organica da conferire presso impianti pubblici e privati presentiin Regione Campania e fuori regione, ricorrendo al compostaggio domestico eal compostaggio in piena terra presso aree verdi e aziende agricole presentiin città.Eventualmente è ipotizzabile realizzare con la Provincia di Napoli unprotocollo d'intesa per la realizzazione del compostaggio in piena terraanche al di fuori dei confini della città.Elevate percentuali di RDI sono raggiungibili se si esaltano le differenzeesistenti sul territorio attraverso la gestione per municipalità dellariduzione e della raccolta.Ogni municipalità deve essere autonoma in fase di riduzione della produzionee in fase di raccolta differenziata.Dott. Alberto Mazza______________________________________________________________________________________Considerazioni di Antonio D’Acunto coordinatore Vas-napoliL'elemento di fondo dell'intero piano è la scarsissima consapevolezza. sipotrebbe dire l'incoscienza, della drammaticità della situazione della cittàper cui è assente un salto di qualità nella impostazione degli obiettivie della strategia per conseguirli con urgenza. Manca totalmente un 'analisidel perchè fino ad oggi non si è fatto niente. Il Piano resta genericasommatoria di pezzi raccolti in maniera sparsa. Occorre un nuovo documentosintetico e chiaro. Manca totalmente il ruolo delle Municipalità che inveceper la loro dimensione, media città, sono di fondamentale importanza perl'attuazione di ogni piano dei rifiuti sia per l'organizzazione che per icontrolli. Non si comprende se i primi limitati obbiettivi vengonorealizzati per un dato territorio ("quartieri ritenuti più civili") o, comeio ritengo debba farsi, attivando aree per ogni parte della città (e di quiil ruolo fondamentale del decentramento e delle municipalità. Mancal'indicazione della chiusura del ciclo rifiuti sia per territorietà o menosia per tecnologia. Mancano le indicazioni dei controlli delle fasiattuativi e dei soggetti che li fanno: il ruolo ad esempio dei comitati,delle assisi, delle associazioni. Si pensa di realizzare tutto con lerisorse e l'organizzazione esistente dell'ASIA o, come io penso occorre, un piano per il lavoro e per la produzione delle tecnologie. Manca laspecificazione concreta dei cicli della differenziata e dellacommercializzazione dei prodotti finiti. Antonio D’Acunto Coordinatore VAS- Napoli